Il fondo dello psichiatra e psicologo emiliano Giulio Cesare Ferrari, conservato presso il Centro di ricerca Aspi - Archivio storico della psicologia italiana dell'Università degli studi di Milano-Bicocca, raccoglie i libri e le carte prodotte dallo studioso nel corso della sua attività clinica, sperimentale, pubblicistica e privata, dal 1880 circa al 1932, anno della sua morte.
Nel fondo è anche presente una ricca documentazione prodotta dai suoi famigliari, in particolare dalla moglie Emilia Giordani e dalla figlia maggiore Nora. La storia dell'archivio è del resto molto legata a queste due figure femminili, che lo conservarono gelosamente nel corso degli anni. Dopo la morte della madre, infatti, Nora portò con sé le carte trasferendosi da Bologna a Terni con il marito Cesare Pressio Colonnese. Alla sua morte, il nipote Roberto Kechler le donò poi all'Istituto "Giulio Cesare Ferrari" di Padova, fondato e diretto da Mario Quaranta, che provvide a una prima inventariazione sommaria dell'epistolario. Successivamente, nella seconda metà del 2005, l'archivio è stato donato al Centro Aspi e trasferito a Milano, dove ha ottenuto la dichiarazione di notevole interesse storico da parte della Soprintendenza archivistica per la Lombardia.
Dal momento però che la documentazione è pervenuta all'Aspi in fasi successive tra il 2005 e il 2011, l'inventariazione analitica informatizzata è tuttora in corso.
Il fondo è attualmente conservato in 36 faldoni, 11 dei quali dedicati al cospicuo epistolario di Ferrari, di carattere sia scientifico che personale, 10 contenenti l'insieme dei suoi documenti (scritti, relazioni, appunti di lavoro, certificati, diplomi, ecc.) e 7 in cui sono conservate le numerose perizie psichiatriche.
Tra i carteggi più interessanti vi sono indubbiamente quelli di alcuni grandi nomi del panorama culturale e scientifico del primo Novecento: dai maestri di Ferrari, lo psichiatra Augusto Tamburini (58 lettere), lo psicologo francese Alfred Binet (16) e l'americano William James (32), di cui Ferrari tradusse le opere, al padre Agostino Gemelli, fondatore dell'Università Cattolica di Milano (47), allo psichiatra Enrico Morselli (38), al filosofo Giovanni Vailati (28), allo psicologo rumeno Nicolas Vaschide (27), allo psicologo e neuropsichiatra Sante De Sanctis (27).
L'archivio conserva infine, come si diceva, diversi materiali appartenuti alla famiglia di Ferrari: le condoglianze pervenute dopo la sua morte nel 1932 (un faldone), le carte della moglie Emilia Giordani (due faldoni), quelle della figlia Nora (un faldone) e degli altri due figli Carlo Alberto e Ornella, nonché documenti vari più recenti, tra cui ad esempio un carteggio relativo alla gestione della Rivista di psicologia dal 1933 in poi.
Aggregato al fondo archivistico vi è anche un fondo librario, costituito da 186 volumi e 665 estratti, attualmente conservati presso la Biblioteca Centrale di Ateneo dell'Università di Milano-Bicocca.
Paola Zocchi
Inventario dell'archivio Ferrari (disponibile prossimamente)