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Hermann von Helmholtz

(Potsdam, 31/08/1821 - Charlottenburg, Berlino, 08/09/1894)

Dopo la laurea in medicina, Helmholtz prestò servizio per 7 anni nell'esercito prussiano come chirurgo. In tale periodo ebbe modo di continuare gli studi di fisica e di fisiologia e di pubblicare una serie di lavori, tra i quali la celebre memoria Sulla conservazione dell'energia (1847).

Nel 1849 venne nominato professore di fisiologia a Königsberg; dal 1855 insegnò fisiologia a Bonn e dal 1858 a Heidelberg. Nel 1871 venne chiamato alla cattedra di fisica all'Università di Berlino, di cui divenne rettore nel 1876. In occasione del suo settantesimo compleanno, nel 1891, venne elevato allo stato nobiliare dall'imperatore Guglielmo II.

Helmholtz va annoverato tra i massimi esponenti della scienza ottocentesca. Nel 1847, nella già citata memoria, offrì la prima formulazione matematica del principio di conservazione dell'energia. In campo fisiologico legò il suo nome in primo luogo agli studi relativi alla misurazione della velocità dell'impulso nervoso, compiuti, nel 1850, utilizzando un metodo sottrattivo.

Per quanto concerne le ricerche sulla percezione visiva e su quella tonale, Helmholtz si riallacciò alla legge dell'energia specifica sensoriale, già formulata da Johannes Müller. La legge afferma che un determinato nervo, pur sottoposto a stimolazioni di natura diversa, produce sempre lo stesso tipo di sensazione, mostrando così di avere una "specifica energia".

La specificità che Müller aveva attribuito al nervo venne da Helmholtz estesa alle fibre che lo compongono. Così Helmholtz, nel caso della percezione visiva, ipotizzò l'esistenza di tre tipi di recettori retinici, particolarmente sensibili, rispettivamente, alla stimolazione delle parti rosse, verdi e blu dello spettro visivo. Dalla combinazione dei tre colori fondamentali è possibile ottenere tutte le sfumature intermedie di colore e di luminosità.

L'analisi del meccanismo percettivo offerta da Helmholtz supera però la dimensione strettamente fisiologica. Alle sensazioni corrispondenti agli stimoli sulla superficie del recettore sensitivo si sovrappone un materiale rappresentativo facente capo all'esperienza pregressa del percipiente, che integra le informazioni contenute nel semplice modello sensoriale. Sul materiale sensoriale e rappresentativo il soggetto esercita un atto di giudizio o processo inferenziale, rapidissimo e non osservato, e dunque inconscio ("inferenza inconscia"), che struttura il campo percettivo.

Mauro Antonelli e Verena Zudini

 

Bibliografia